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tecnologie per l’energia rinnovabile a casa tua

Un pannello fotovoltaico è un dispositivo tecnologico per produrre energia alternativa innovativo, ecologico e molto vantaggioso. Si tratta di un sistema che funziona con le leggi della fisica, quindi in modo del tutto naturale e senza alcun sistema meccanico. Il termine “fotovoltaico” deriva dalle parole phos (greco) che significa luce e da Volt, che è l’unità di misura dell’elettricità: il dispositivo infatti interagisce con i raggi luminosi e li tramuta in energia elettrica. Il fotovoltaico è una delle più diffuse energie rinnovabili.

Le origini

Il primo a scoprire questo tipo di reazione fisica, allora si parlava di effetto fotogalvanico, è stato un francese, Alexandre Edmond Bécquerel nel 1839. Questi scopri negli elettroliti liquidi la capacità di produrre energia elettrica dalla luce. Il primo pannello, piccolissimo, creato secondo la logica di questa reazione è del 1883 a opera di Charles Fritz, statunitense. Le teorie su questo sistema furono poi messe nero su bianco e perfezionate da Albert Einstein nel 1905. Le prime applicazioni importanti sono del 1950 e sono nei satelliti. Nel 1963 si iniziano produrre i primi pannelli fotovoltaici per il commercio. Il successo è immediato, anche se dati i costi solo pochi potevano permettersi questa tecnologia.

Come funziona: processo fisico

Il principio di funzionamento è l’effetto fotoelettrico dato dall’utilizzo di materiali semiconduttori per costruire delle cellette. Più celle vanno a costituire un pannello fotovoltaico e più pannelli formano un impianto, con collegate delle apparecchiature specifiche. Quando un numero sufficiente di fotoni delle radiazioni del sole, va a colpire il materiale conduttore, nella maggior parte dei casi silicio, essi vengono assorbiti dagli elettroni che si trovano in quel momento sulla superficie alla luce.

Quando questi superano la loro portata di energia, rilasciano atomi e così facendo diventano particelle mobili. Quando gli elettroni mobili si spostano, il loro posto nella struttura atomica, viene preso da un altro elettrone, meno carico che si trovava prima nella parte più profonda. Questo processo è un ciclo continuo sino a che c’è la luce del sole. Mettendo in collegamento la parte del materiale semiconduttore carica e quella scarica di elettroni, si crea la corrente elettrica.

Come è fatto un pannello fotovoltaico

Un pannello fotovoltaico è costituito da celle di piccole dimensioni fatte di solito in silicio. In base alla lavorazione del silicio si distinguono diverse tipologie di celle:

  • monocristalline: cioè fatte da dischi di barrette di silicio monocristallino purissimo, con massima resa;
  • policristalline: fatte da blocchi tagliati, con un rendimento un po’inferiore rispetto al precedente;
  • amorfe: in questo casi il silicio viene spruzzato su una piastra, la resa è minore ma funzionano anche con irradiamento diffuso (quando ci sono le nuvole).

Ogni cella produce 1,5 Watt di energia circa. L’energia prodotta da un impianto in condizioni standard viene definita potenza di picco (Wp). È chiaro che nell’uso comune facilmente sia raggiunta solamente di rado per via di una moltitudine di fattori: orientamento dei pannelli, dispersione dell’irradiamento, polveri, temperatura, umidità etc. Ogni cella fotovoltaica è un piccolo dispositivo di conversione, cablando ogni cella si ottiene tensione elettrica. Le celle vengono collegate una all’altra con nastro metallico, si crea così un circuito.

Nella parte anteriore viene messo un vetro di isolamento e anche nella posteriore si provvede a stendere uno strato isolante, che fa anche da supporto alla struttura delle celle (chiamata anche wafer). I diversi strati sono incollati fra loro con acetato. Al pannello infine viene messa una cornice d’alluminio per completare il tutto e per mettervi i ganci per attaccarlo poi sui sostegni.

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pannello fotovoltaico

Com’è fatto un impianto fotovoltaico

In base alle tipologie di impianto vi sono diverse componenti che vanno a costituire l’impianto fotovoltaico vero e proprio, un pannello non è sufficiente. Gli elementi che sono comuni a tutti è tre i tipi di impianto sono:

  • un campo fotovoltaico per convertire l’energia del sole in energia elettrica.
  • Utenze, cioè qualcosa che utilizzi l’energia.

Sia l’impianto a isola che quello a connessione con la rete hanno:

  • Inverter o invertitore, un dispositivo elettronico (la parte più deperibile di un sistema fotovoltaico) che serve a trasformare la corrente in corrente alternata convenzionale da 230 Volt cosicché possa essere distribuita a casa.

Solo l’impianto isolato ha:

  • Un regolatore di carica, ovvero un apparecchio che si utilizza per regolare la ricarica e lo scaricamento di energia nell’accumulatore. Interrompere anche la ricarica una volta pieno.
  • Un accumulatore, una sorta di batteria di riserva dell’impianto che serve proprio per immagazzinare energia, in modo da averne a disposizione quando i pannelli fotovoltaici non ne producono più perché non c’è il sole.

Solo l’impianto connesso alla rete ha:

  • Quadro elettrico: la centralina che gestisce la distribuzione di energia. Se i consumi sono elevati oppure se manca l’energia, questo attinge alla rete comune. Al contrario, se c’è elettricità in esubero questa viene immessa in rete. Questo apparecchio è dotato di contatori, in modo da avere il conto della quantità di energia che l’impianto fornisce alla rete e di quella presa.
  • Rete: si tratta della rete comune elettrica a cui l’ impianto fotovoltaico deve essere allacciato per l’interscambio energetico.

Prima di installare un pannello fotovoltaico

Se un tempo era necessario rivolgersi ad un tecnico per l’installazione dei pannelli fotovoltaici, oggi non è più così, infatti è un prodotto sempre più diffuso. È comunque sempre opportuno prima di acquistare e installare l’impianto fare alcune valutazioni. È bene contattare un Consulente di energia: in modo che valuti con voi la fattibilità geografica, economica, che valuti la tipologia migliore, la dimensione, la posizione e che possa informarvi sulla burocrazia e sugli incentivi cui potete attingere nella vostra regione. Prima di incontrarlo preparatevi una nota con segnata la superficie disponibile e i consumi energetici dell’anno precedente, se ne avete la possibilità anche facendo una foto della casa. Dopo un sopralluogo, un installatore, potrà farvi un preventivo preciso e completo.

La burocrazia per gli impianti fotovoltaici c’è e non è sempre molto rapida, diciamo che in linea di massima ci si mettono 20-30 giorni per mettere tutto a posto. Dovrete recarvi in comune e richiedere le autorizzazioni: sarà necessario sapere la potenza e il tipo di impianto che volete montare e la zona, perché vi sono aree protette o comunque soggette a restrizioni.

Installare un impianto fotovoltaico

L’installazione non può essere fatta a caso: un posto non vale l’altro, ma bisogna fare delle valutazioni precise prima. Infatti già la resa massima è poca (del 15% circa), meglio non perderne altra: un angolo sbagliato fa perdere tra il 10% ed il 30% di resa, mentre un orientamento errato il 5%. Meglio non avere fretta e studiare bene la posizione in cui montare il pannello. Per questo servirebbe un tecnico esperto del settore, ma in linea di massima, per dare un’idea, sappiate che l’angolo di inclinazione ideale corrisponde alla latitudine meno 10°, mentre la direzione deve essere Sud (nell’emisfero Nord). Se questi parametri non possono essere rispettati per via della superficie in cui montate il pannello ci sono delle leggere variazioni.

Altri parametri possono incidere sulla potenza dell’impianto fotovoltaico: la temperatura ambientale e del pannello quindi, la superficie, la posizione dei moduli (angolo e inclinazione appunto), i valori di irradiamento, l’efficienza dell’impianto etc. Ovviamente non si può intervenire su tutti questi fattori, solo su alcuni.

Non bisogna dimenticare anche di prendere in considerazione il posto dove sarà montato il pannello fotovoltaico, è bene fare un’analisi preventiva per valutare se è adeguato a reggere il peso del pannello e la forza che su esso possono fare vento e neve. Tutti questi elementi possono incidere sulla solidità dell’impianto e sulla sua sicurezza, quindi non possono essere tralasciati. Il pannello dovrà essere in piena luce durante tutto il tempo, non vi dovranno essere impedimenti di alcun tipo o ombre mentre il sole vi gira intorno.

Connettere l’impianto alla rete

Per connettere l’impianto alla rete bisogna mettersi in contatto con la compagnia che gestisce l’elettricità della struttura, munendosi del progetto, del preventivo e di tutto quello che può interessare. Una volta avanzata una formale richiesta di allaccio e una volta che questa viene accettata, andrete a stipulare un contratto tra voi e l’azienda elettrica. Un tecnico della stessa provvede poi a fare fisicamente la connessione all’impianto della rete in base alla potenza dell’impianto. Ricordate di farvi rilasciare da questo tecnico il verbale di connessione, è un documento che vi sarà necessario per richiedere gli incentivi.

Conviene installare un impianto fotovoltaico?

Quando si opta per installare un pannello fotovoltaico sono molti gli aspetti da prendere in considerazione, il primo interesse di solito è al fattore economico.

Risparmio

Il vantaggio economico è innanzitutto il risparmio sulla bolletta elettrica, infatti se l’impianto copre il fabbisogno essa sarà a zero, se non lo copre, comunque il prezzo sarà ridotto al quantitativo erogato quando si esaurisce l’energia prodotta da sé. Questi conti vengono fatti grazie ai contatori installati. Se l’energia prodotta è in eccedenza, sarà l’azienda della rete elettrica comune a dover pagare teoricamente l’utente.

Agevolazioni

Vi sono poi agevolazioni fiscali, ovvero dei contributi regionali e/o statali per l’installazione dei pannelli fotovoltaici (di solito a celle monocristalline o policristalline). Anche per i tre anni che si presentano, quindi 2017-2019, è stata confermata la possibilità di detrarre una buona percentuale delle spese sostenute. Queste aumentano se si tratta di opere importanti, fatte in alberghi, condomini ed edifici pubblici. I contributi sono a tempo limitato per spingere le persone a fare l’impianto in tempi utili, approfittando dell’occasione senza attendere troppo tempo.

Valore dell’immobile

L’immobile dotato di impianto fotovoltaico acquista maggiore valore commerciale. La manutenzione richiesta da un impianto fotovoltaico è minima, non vi sono componenti meccaniche e la parte più deperibile del sistema al massimo è costituita dall’inverter, l’unico apparecchio elettronico che può degradarsi dopo 10 anni d’uso. Il pannello funziona con una reazione fisica del tutto naturale, per questo motivo si tratta di un sistema amico dell’ambiente, che non produce scorie e che non favorisce l’inquinamento atmosferico. Questo vantaggio è collettivo quindi, il fotovoltaico fa bene al pianeta. Non meno importante si tratta di un impianto che funziona con una fonte di energia praticamente inesauribile: il sole.

I costi e i prezzi del fotovoltaico

Il costo di un impianto fotovoltaico conta il prezzo dei pannelli, il costo di installazione, i costi delle pratiche burocratiche e quelle del collaudo finale. Periodicamente sarebbe anche bene far pulire il pannello, questo ha anche dei costi. Anche se si provvede ad un montaggio fai da te, è bene che il collaudo venga fatto da personale esperto per questioni di sicurezza.

Il prezzo dell’impianto non è basso, ma di regola si stabilisce che viene ammortizzato in meno di dieci anni. Se un tempo i pannelli fotovoltaici si trovavano solamente in pochi negozi specializzati, oggi si possono acquistare anche comodamente online i brand più importanti sul mercato. Sul classico e-commerce di Amazon per esempio se ne possono trovare moltissimi, sia di tipo isolato che con immissione a rete. Un utente può decidere se acquistare ogni singolo componente oppure acquistare, forse risparmiando qualcosa, un kit completo di tutto che comprenda dai pannelli all’inverter ai cavi elettrici. Il tutto con meno di 1.000 euro, un prezzo davvero sconvolgente se pensiamo che negli anni Novanta le cifre giravano intorno ai 10.000. I marchi più venduti online sono Eco Worthy e AGM, con un eccellente qualità prezzo. Ottime recensioni vi sono anche su Sunix, Anself, Mpow e Peimar.

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Com’è cambiato il mercato del fotovoltaico

I pannelli fotovoltaici sono un tipo di tecnologia che si sta diffondendo sempre di più e che viene mano a mano sempre più perfezionata: nel 1990 un impianto poteva produrre 45 MWp, nel 2002 1300 MWp, una bella differenza. I grandi stati che stanno investendo e sviluppando le tecnologie migliori nel mondo del fotovoltaico sono il Giappone, gli USA e la vicina Germania. Qui si è investito per la ricerca, sono state create diverse mega centrali per la produzione di energia alternativa di questo tipo e ai cittadini sono stati offerti sussidi veramente vantaggiosi, da fare invidia. In Italia solo nel 1995 si è creata una centrale, ma sono ancora rare costruzioni. La centrale più grande è nella provincia di Salerno.

Il mercato del fotovoltaico è andato aumentando, tanto che i prezzi e le spese per gli impianti classici cittadini hanno prezzi sempre più convenienti con il passare degli anni. In 5 anni le statistiche parlano di un decremento di prezzo del 50%, tanto che installare un impianto fotovoltaico conviene ormai anche senza incentivi, soprattutto se si tratta della tipologia di impianto a isola. Il taglio stesso degli incentivi statali e regionali per un po’ ha fatto diminuire ancora di più i prezzi, per invogliare le persone all’acquisto, la concorrenza fra le aziende produttrici ha favorito questo confronto. I grandi spartiacque nel commercio dei pannelli fotovoltaici sono costituiti da Made in Asia, Made in USA, Made in Europe. Ormai si tratta più di un’idea che di una differenza reale dei prodotti.

Altre tipologie di pannelli

Il solare  termico

Un altro tipo di pannello che può essere confuso con il pannello fotovoltaico è il solare termico. In comune c’è però solamente il fatto di prendere energia dal sole e di far risparmiare in bolletta. Il funzionamento, i costi e lo scopo sono del tutto differenti. Il pannello fotovoltaico, che si basa sulla fisica dei semiconduttori, serve per produrre energia elettrica, costa molto e rende poco di fatto.

Il solare termico serve per scaldare l’acqua corrente e ha costi nettamente inferiori, anche se la resa è decisamente molto maggiore. Il principio alla base del sistema è il riscaldamento di fluidi. Avendo scopi diversi è chiaro che hanno destinatari differenti. Nel caso di case isolate è più frequente che si opti per rifornire prima la luce e poi l’acqua, ma dipende dai casi. Nelle case in città è molto più diffuso il pannello solare termico.

Un impianto solare termico è essenzialmente di due tipologie (ve ne sono 4 in realtà, ma 2 sono proprio raramente utilizzate):

  • l’impianto a circolazione naturale: si tratta di un sistema a circuito chiuso naturale, cioè l’acqua che viene riscaldata è la stessa che viene consumata dall’utente. Esso sfrutta la reazione fisica dei fluidi che riscaldandosi salgono, mandando verso il basso quelli a temperatura più fredda. Per questo impianto prevede una disposizione precisa del boiler, che deve essere sopra al pannello che gestisce le utenze di casa. L’impianto a circolazione naturale è perfetto per temperature non troppo basse, perché ha molta dispersione del calore dei liquidi, non è efficientissimo insomma. È comunque economico e compatto.
  • l’impianto a circolazione forzata: è un sistema a circuito aperto. Nel boiler e nei tubi di raccordo c’è una serpentina che scalda l’acqua, che viene mossa da una pompa, serve quindi in parte elettricità. L’impianto a circolazione forzata è usato per temperature fredde e non ha gran dispersione di liquidi, quindi è molto efficiente. I costi in questo caso sono superiori.

La tecnologia dei pannelli solari è funzionale ma semplice, infatti è possibile anche realizzare con il fai da te un pannello solare. I materiali da usare sono reperibili in modo facile ed i costi non sono per nulla esorbitanti. Ad ogni modo se non avete alcuna esperienza in idraulica è meglio affidarsi ad un professionista, almeno per quanto riguarda l’allacciamento del impianto solare fai da te a quello di casa vostra.

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Il termodinamico: il solare termico con qualcosa in più

Rispetto all’appena visto solare termico, il solare termodinamico non può avere il pericolo di avere ristagno di liquidi, non ha problemi di surriscaldamento a temperature alte, non necessita di sistemi anticongelamento, ha un peso nettamente inferiore rispetto al termico e ha una manutenzione molto più ridotta. Infatti basta gli venga controllato il livello del gas.

La tecnologia del termodinamico è più avanzata perché unisce il sistema solare termico alla pompa di calore, quindi anche senza i raggi solari l’impianto funziona. Il problema di questo tipo di impianto è che è fatto per essere associato ad un sistema di riscaldamento dell’acqua primario di diverso tipo. Il vantaggio è che riduce notevolmente i costi dell’acqua calda.

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Pompa di calore

Abbiamo appena visto che il termodinamico è una tecnologia che utilizza in parte il sistema solare termico e in parte quello della pompa di calore. Ma che cos’è e come funziona una pompa di calore? La pompa di calore è un macchinario che è in grado di assorbire calore da diverse fonti naturali e di trasformarlo in calore spendibile a casa. Un sistema quindi rinnovabile ed ecologico per ridurre i consumi energetici e fare bene al nostro pianeta, poiché le emissioni di anidride carbonica sono ridotte al minimo. Dal momento che le pompe di calore possono funzionare con diverse fonti, è necessario prima di tutto valutare attentamente l’abitazione nella quale si installerà (se è nuova o vecchia e se ha un cappotto termico) e il fabbisogno energetico di quella famiglia.

In base alla fonte disponibile va installata una pompa di calore nel modo e del tipo adatto. La pompa di calore funziona a partire da diverse fonti:

  • aria: un elemento immediato e disponibile e che permette un ottimo rapporto qualità prezzo. è chiaro che l’aria fa un po’ di rumore quindi va valutato anche questo e oltretutto non si deve essere in un clima troppo freddo;
  • terreno: le pompe di calore geotermiche possono prelevare caldo dal sottosuolo utilizzando delle sonde apposite. In alcuni casi si può anche effettuare una trivellazione verticale;
  • acqua: cioè si può prendere calore da falde o da pozzi, una soluzione perfetta se vi sono a poca profondità sorgenti di questo tipo. Attenzione ai regolamenti della regione però, per non correre rischi.
  • caldo residuo: emesso da altri tipi di processi. In questo caso bisogna valutare quanta disponibilità nel tempo ha questo tipo di fonte.

Le pompe di calore funzionano secondo un ciclo preciso di un fluido: questo, pressato aumenta di temperatura e cambia stato addensandosi, messo in un’altra zona più fredda, rilascia calore e torna ad avere uno stato liquido e gassoso. Viene poi di nuovo pressato e così via. Gli elementi che fanno parte del ciclo della pompa di calore sono: il compressore, l’evaporatore, il condensatore, la valvola di laminazione e il fluido.

Rendimento di una pompa di calore

Il rendimento viene in questo caso espresso dalla sigla COP, Coefficient of Performance, ed indica il rapporto che intercorre fra la potenza termica che l’impianto rende e la potenza elettrica spesa dalla pompa per funzionare. Se la pompa per esempio fornisce 4KW al riscaldamento di casa e sta assorbendo 1 KW, il COP è uguale a 4. Quando si acquista una pompa viene fornito il COP.

Una cosa importante è valutare il rendimento stagionale, che tiene conto delle condizioni di lavoro del macchinario nell’impianto termico. La bontà dipende da diversi fattori, tra i quali la qualità della pompa, la zona climatica di installazione, il tipo di impianto dell’utenza e anche la corretta progettazione e messa in posa dell’impianto. Il rendimento stagionale quindi dipendendo da tutti questi fattori, non è un dato che il costruttore può fornire, ma si stima solo in fase di progetto.

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Più sistemi energetici integrati: sistemi a confronto

 

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Le strutture con zero emissioni sono una realtà sempre più diffusa in Italia, le soluzioni sono diverse e in alcuni casi si utilizzano diverse tecnologie integrate tra loro. L’obiettivo è sempre quello di trovare soluzioni sempre più efficienti, ovvero il minor rapporto costo risparmio e che permetta di usare qualcosa di durevole nel tempo. Le esperienze più diffuse di recente sono quelle che uniscono sistemi totalmente elettrici, come le pompe di calore appena introdotte, per riscaldare gli ambienti e produrre acqua calda sanitaria, e sistemi solari termici che sfruttano in molti casi un impianto fotovoltaico, allo stesso scopo di riscaldare ambienti, produrre acqua calda e coprire il fabbisogno elettrico.

Entrambi questi sistemi hanno i propri vantaggi e limiti. Entrambi i sistemi comunque possono garantire un’ottima copertura del fabbisogno di energia termica e elettrica, ma il costo all’inizio dei due sistemi è differente: il sistema completamente elettrico, quindi la pompa di calore è più costoso, anche se non ha bisogno di combustibile. La manutenzione è più gravosa inizialmente è nei sistemi solari, perché necessitano di pulizie. I sistemi elettrici hanno però problemi durante i picchi di freddo.

Entrambi i sistemi devono essere progettati in base al tipo di edificio per funzionare bene, considerando anche il tipo di riscaldamento presente, se ha un cappotto termico e la qualità della coibentazione. In particolare per le pompe di calore è bene trovare il giusto abbinamento con il tipo di riscaldamento, gli errori possono essere davvero onerosi.

 

Tante forme di energie rinnovabili

Fra le energie rinnovabili più utilizzate c’è l’energia idroelettrica che copre il 14% del fabbisogno elettrico in di tutto il mondo. Le centrali e le dighe sono moltissime e il raggio di chilometri coperto da bacini di raccolta enorme. In molti paesi l’ energia idroelettrica è fonte primaria, come in Norvegia, Canada, Brasile, Venezuela. In Italia sono usate solo al 15%. L’ energia idroelettrica viene prodotta per mezzo dello spostamento di masse di acqua, che determinano energia cinetica e poi elettrica grazie alla turbina e all’alternatore. Laghi, fiumi, mari sono tutte fonti di energia.

I vantaggi dell’energia idroelettrica sono moltissimi, anche perché si produce un quantitativo davvero alto di energia. Il problema è che anche se il sistema di fatto non è inquinante, l’impatto ambientale dovuto alla costruzione di dighe e laghi artificiali è purtroppo forte e in molti casi ha sconvolto interi ecosistemi. L’acqua utilizzata viene poi rimessa nel corso d’acqua da cui è venuta inalterata nelle sue proprietà fisiche e chimiche.

Le centrali idroelettriche sono comunque spettacolari opere di ingegneria idraulica, che utilizzano macchinari molto particolari per convogliare l’acqua e per trasformare la sua energia in elettricità. È ovvio che in questi sistemi non abbiamo una fonte inesauribile come il sole, ma un elemento che può anche scarseggiare e quindi può compromettere l’emissione energetica. Questo vale per gli impianti a deflusso regolato e per quelli a impianti d’acqua fluente. Diverso per l’ energia idroelettrica prodotta dal mare, sfruttando il movimento ondulatorio, le maree, le correnti e il divario termico, che ovviamente sono fonti più durevoli.

 

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Altre fonti rinnovabili

pellets

Le bioenergie

cioè tutte quelle forme di energia, elettrica o geotermica, che si ottiene da una biomassa, ovvero da un materiale di origine organica, vegetale, animale, o la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani, che non hanno subito processi di fossilizzazione come petrolio e metano (combustibili fossili). Un esempio sono le caldaie a pellet, che utilizzano un combustibile pulito e rinnovabile e capace di portare vantaggi per l’ambiente e economici, che non guasta mai. La caldaia a pellet ha un rendimento del 98%, quindi altissimo. Una resa simile la hanno anche le caldaie a condensazione, che utilizzano un sistema che utilizza un bruciatore a pre-miscelazione. Anche se la caldaia a condensazione è meno inquinante non si può inserire nelle fonti alternative poiché anche se in piccola percentuale rispetto ad una caldaia a gas classica, questa emette fumi inquinanti.

energia eolica

Energia eolica

ovvero l’energia che viene prodotta sfruttando masse di aria in movimento. Grazie a delle pale eoliche è possibile intercettare il vento e per mezzo di generatori convertire la sua energia in elettrica. Gli impianti eolici si differenziano in due categorie essenziali: impianti su terraferma o in mare. Fra i primi si può fare anche un’altra suddivisione: tra impianti di piccole dimensioni, con cui si può produrre elettricità per utenze anche singole e che sono connessi alla rete a bassa tensione, e impianti di media-grande dimensione che costituiscono centrali eoliche vere e proprie costituite da turbine che sono collegate alla rete di media e alta tensione.

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Energia solare

che abbiamo visto bene nei paragrafi precedenti e che sfrutta l’energia delle radiazioni solari che arriva sulla Terra e che si può trasformare in elettricità oppure in calore per mezzo di impianti fotovoltaici e di impianti termici. I fotovoltaici permettono la produzione di energia elettrica, per autoconsumo o per immetterla sulla rete. Gli impianti termici invece sfruttano le proprietà di particolari liquidi che riscaldandosi in serbatoi, permettono la climatizzazione (in caldo e in freddo) di ambienti e la produzione d’acqua calda

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